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INVITO AL DIALOGO

Noi viviamo nell’aria . Ci avvolge questa rarefatta inconsistenza e senza che ce ne rendiamo conto ci intride di sconosciute forze vitali: da quando questo nostro mondo vive, é stato protetto dalla stessa aria: è per questo che, d’improvviso, semi dimenticati nella profondità della terra o brandelli di luce misteriosi e inattesi, possono mandare ancora da una fessura di antica fossa un guizzo di frescura con cui sfiorano le nostre vite. Consapevoli o no, noi non siamo mai soli: avanziamo portando, intriso con il nostro respiro, il bagaglio del tempo. E’ così che avvertiamo consonanze strane inspiegabili immotivate stravaganti.

Questo girotondo appare più manifesto nel mondo dell’arte: ogni artista è figlio del suo tempo, vive in solidarietà con gli altri, più o meno consapevole restituisce all’aria quanto dall’aria ha ricevuto. E chi osserva l’opera vi legge ciò che la sua esperienza ha sedimentato nella sua storia ed ora lo richiama.

Ci sono anime grandi che attizzano un fuoco capace di illuminare secoli di generazione in generazione. Conosciamo anche la sorte di chi- dopo un momento di fama- è stato inghiottito dal buio ma può succedere che riemerga alla luce.

Esiste poi una pletora di persone, un numero davvero incalcolabile, che vivono senza pretese il travaglio della pittura: sono attratti da forme e colori, sono del tutto inesperti o semplicemente- nonostante gli studi e le fatiche- non hanno ricevuto nessun talento: la vita è anche questa!

Sono brevi, piccole luci che a volte riescono a dar sfogo all’anima e può succedere che, proprio loro, nutrendosi dei grandi innovatori, aprano il varco perché la novità sia accettata da un pubblico più vasto.

Offrendo al vostro sguardo i quadri di un uomo che in solitudine ha coltivato con estrema pazienza e dedizione lo svago,l’amore e anche la fatica di cercare dentro di sé -e poi fissarle sulla tela- immagini che dessero espressione all’intricato garbuglio dell’esistenza, ecco: questi quadri vorrebbero trovare occhi attenti, capaci di far lievitare colori e forme per poi ascoltarne le risonanze nella propria vita.

Come recita un antico detto: ognuno vi trova ciò che vi porta! E sarà bellissimo leggere i doni di ognuno, quelli suggeriti semplicemente dal cuore e quelli capaci di individuare senza esitazioni, limiti e critiche, di esprimere riferimenti culturali, di riconoscere in questi lavori voci di altri pittori, quelli che ci sono venuti incontro nelle mostre e nei musei o anche nelle letture e negli studi. E sarà la gioia di un’amicizia.

Doni:

Argo in gonnella. E’ una figura con le braccia sui fianchi- almeno così possiamo arguire-che sparge veleno da tutti gli occhi sparsi sul suo corpo. E’ reale e tremenda: porta alla superficie infantili terrori sepolti.

Carrarmato con il cuore di pulcino


Figure sacre. Con la mitra in capo e con i paludamenti solenni, hanno un che di irrisorio nel volto. Le gambe incrociate, ravvolte sotto la schiena, negano ogni avanzata. La chiesa rimane con i suoi abiti e suoi riti, ma ormai è statica, fissata in forme superate.

Rosmunda


La città che sale. Potrebbe essere un’ispirazione tratta dal grande Boccioni. Qui però l’ispirazione non è sociale, ma metafisica: l’anima tutta, lo spirito, la vita é proiettata verso l’alto, a confini infiniti. L’ascensione avviene attraverso figure geometriche, ma sempre con un senso preciso di bellezza e di ordine. Fino allo squarcio verso il cielo infinito.

L’uomo e la donna sdraiati a terra, sempre con tratti spigolosi e con la duplicità insita nel loro essere, testimoniata dalla doppia testa -come del resto il triangolo appuntito rende evidente l’irta difficoltà di queste esistenze- bella e ricercata con delicatezza attraverso colori e particolari studiati con grande attenzione la diversa realizzazione dell’uomo e della donna, composti e al tempo stesso in opposizione. Un’opposizione ineliminabile. E sconcerta come -in brevi essenziali tratti- appare terribilmente manifesta la malignità dell’uomo. 

Sullo sfondo, guidato da un essere strano, trasmigra un gioco irreale,che ruota passando nel mondo.

Rosmunda


Il mascherone- figura orientale (beige). In quegli anni conoscevamo le prime aspirazioni di chi volgeva l’attenzione al mondo orientale: si voleva portare l’Oriente in Occidente. Orientale è senza dubbio la figura, enigmatica, indefinita, non più umana, ma certo presenza imprecisata e sacrale. La posizione e le membra invitano all’esame dei chakra. Anche il colore comunica serenità.

Affascinante è anche la cura incredibilmente minuziosa con cui sono disposte numerosissime brevissime linee senza numero, quasi tratteggiate con fili di pennello, che costituiscono la forma: pazienti tessere di un prezioso mosaico che invitano al silenzio e introducono alla meditazione.

Franchina


Il quadro della musica. Ho visto per la prima volta questo quadro nella penombra; avvolto in sfumature azzurro-blu, mi ha fatto esclamare: questa è musica! In effetti, dopo, alla luce, si intravvedevano gli strumenti, ma ancora ascoltavo una sinfonia! Non saprei che dire: dall’intreccio di colori si leva la musica e prende il volo. L’occhio dice attenzione?

Franchina


Forse blu freddo: distanza glaciale, baraonda.

Carrarmato


Giovane donna con occhio destro vitreo fisso o piuttosto fissato forse allucinato, come chi ha attraversato le raffiche di una bufera infernale e pur emergendo dalla nerità del baratro ne rimane ancor incatenato

Occhio circondato dal blu, colore freddo.

Tina

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